NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il 2 aprile, dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, Donald Trump ha annunciato una nuova raffica di dazi sulle importazioni da una lunghissima lista di paesi, come Cina, Corea del Sud, Viet-Nam, Canada e soprattutto l’Unione Europea. Li ha chiamati “dazi di liberazione”, proclamando ufficialmente il Liberation Day. Ma la reazione dei mercati è stata immediata e devastante: Wall Street ha perso oltre 1.300 miliardi di dollari in due giorni. Gli indici hanno chiuso con cali record, in quella che molti analisti hanno definito una delle peggiori risposte di mercato a un annuncio presidenziale nella storia moderna. CNBC ha commentato: “Peggio del peggior scenario previsto”. Nonostante il crollo, Trump ha confermato di voler andare avanti, rilanciando sui social il concetto che “i dazi sono giustizia economica” e promettendo ulteriori misure. Per molti osservatori, siamo davanti a una testardaggine ideologica che ignora i segnali dell’economia reale. Secondo la maggior parte degli economisti, le convinzioni su cui si basa questa politica sono errate e pericolose.
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